“Now we are talking !” part. 1

Venerdì sera attraverso una delle chat di “Beer Geeks” ed appassionati, mi accorgo che è in corso il “British Beer Festival” a Ferrara.

Leggo per sommi capi la lista dei birrifici presenti ed in pochi minuti pianifico la partenza, Ticket FS e “welcome kit” di “Acido Acida” prenotati: si parte !

L’idea è di arrivare nell’ orario di apertura della manifestazione, degustare senza fretta e ressa le cose più interessanti e particolari, ma tutto questo solo dopo avere colmato un vuoto: assaggiare alla spina la mitica “Jaipur” di Thornbridge, una pietra miliare della rivoluzione craft britannica, una ricetta birraria seminale che ha preceduto la “Kipling” apprezzata da Michael Jackson (lo scrittore) e dato poi origine al fenomeno “Brewdog”; me la sono lasciata sfuggire in tutte le occasioni ed anche all’ ultimo GBBF a Londra, l’ho vista in lista qui a Ferrara e questa sarà sicuramente la volta buona.

tHInKing

Il regionale veloce scorre, abbastanza veloce… e nel frattempo penso se ci sono mai stato prima a Ferrara… Credo in almeno in altre due o tre occasioni, ricordo… forse per una gita scolastica “Ferrara e Pomposa” (ma esiste Pomposa?), si…una volta per il Busker Festival e ad un nebuloso concerto dei Wicked Dub Division.

Insomma a Ferrara devono esserci sempre un sacco di eventi e non è neppure lontana. Scendo dal treno , un caffè, l’atmosfera è placida, rilassata, sarà che ho passato i giorni precedenti in un’affollatissima Catania.

In breve arrivo al suggestivo Chiostro che ospita il Festival.

Le prime cose che assaggio sono di Pastore Brewing and blending, birrificio situato nei pressi di Cambridge, che celebra in questi giorni il suo terzo anniversario. Si occupano della produzione Chris Shepherd qui presente dietro le spine ed il figlio Ben coadiuvati da Dan Wye. I nomi delle birre richiamano un’origine italiana non meglio identificata o meglio, che io non ho saputo indagare, in quanto ho parlato con Chris non sapendo che fosse lui il Boss. Me ne sono reso conto solo in un secondo momento spulciando nel loro sito aziendale (sono un uomo da bancone non ho certo il fiuto dell’intervistatore d’assalto).

“Zuppa Inglese” – 6,0 ABV by Pastore Brewing and Blending

Una Pastry sour, genere che devo ammettere non conosco molto, che mi ha positivamente colpito: un mix robusto di lamponi, fragole, ribes nero, ribes rosso e vaniglia che si sentono tutti, una bella aspra acidità a chiudere.

L’ispirazione, l’idea di base per queste produzioni, è quella di partire da un dessert come il crumble o una torta di ciliegia etc, vengono usati come cereali anche avena e frumento per caratterizzare il corpo, ed il mosto viene inoculato con una coltura madre del birrificio formata da lievito kveik e lactobacillus, per rendere più dolce il prodotto ,non viene utilizzato lattosio ma estratto di vaniglia ed altri aromi naturali.

“Passion Fruit Panna Cotta” – 6,0 ABV by Pastore Brewing and Blending

Pastry Sour come sopra ma addizionata con frutto della passione e vaniglia. Birra dissetante, piacevole, da provare in un’infinità di abbinamenti.

E’ uno stile che si allontana dal prodotto birra, forse in maniera estrema ma molto interessante anche per gli aspetti produttivi che gli stanno dietro.

“The Blend 2021” 5,6 ABV by The Wild Beer co.

Un blend di dieci Pale Ale invecchiate in botte che non mi ha entusiasmato, l’ho trovata troppo dal gusto acetico. Il birrificio di tutto rispetto, fondato nel Somerset nel 2012, si è sempre posto l’obbiettivo di produrre birre accattivanti, non tradizionali, spesso appositamente studiate per abbinamenti gastronomici.

to be continued

la storia continua nel prossimo post.

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