Intervista a Logan Plant di Beavertown

A seguito della mia partecipazione ad Extravaganza2017 ho potuto fare qualche domanda a Logan Plant fondatore e proprietario di Beavertown Brewery, il birrificio londinese  organizzatore del Festival.

loganplant

…così  il sogno di  Beavertown Brewery  si è avverato, puoi farci un bilancio di Extravaganza2017 ?

Assolutamente ! Il sogno  si è avverato, abbiamo pensato  in grande e realizzato quello che ci eravamo prefissati,  è stata una due giorni  meravigliosa e sorprendente sia per  il nostro birrificio sia per l’intero movimento della birra artigianale nel Regno Unito. Abbiamo dato  la possibilità alla persone di  trovare, in un unico luogo,  molte delle migliori realtà birrarie del mondo e, a noi stessi, il grande privilegio di passare del tempo con i tanti appassionati bevitori e con i nostri colleghi.

Quante persone hanno partecipato al Festival ?

8000 nei due giorni, 4000 persone al giorno  sotto un unico tetto, tutte con una birra in mano…davvero  una vista meravigliosa !

Jpeg
uno dei padiglioni

Ci sarà un Extravaganza2018 ?

Sarebbe triste non farlo, siamo solo all’inizio della pianificazione ma, non possiamo lasciare che quello di quest’anno  resti un evento unico, cercheremo di dargli  sicuramente un seguito.

Come è nata l’idea di creare Beavertown Brewery ?

Dall’ età di 18 anni ho sempre avuto una sorta di  ossessione per la birra, a 20 avevo già in mente di aprire un birrificio e finalmente,  a 32 anni ci sono riuscito. Ho preso definitivamente la decisione durante un  tour con la mia ultima rock-band negli States, dopo un concerto, partecipai ad un barbecue dove erano servite diverse qualità di  craft-beers, ne rimasi talmente colpito che poco dopo lasciai il gruppo  e dedicai tutto me stesso alla realizzazione di questo sogno. Beavertown è questo sogno, ed io mi sento molto fortunato, fino ad oggi è stata un’avventura eccezionale, ora voglio solo dare il massimo giorno per giorno, per  far crescere   questa creatura il  più a lungo possibile.

Per le vostre “core beers” utilizzate  solo il confezionamento in lattina. Perché ?

Le birre che produciamo regolarmente, sono hoppy animals, sono ricche di luppoli, hanno bisogno di molta protezione per essere consumate al meglio. I principali nemici del luppolo sono la luce e l’ossigeno, confezionare in lattina è la via naturale per proteggere le nostre birre, anche i classici vetri ambrati lasciano passare della luce ma, questo non succede invece nelle lattine. Inoltre, il processo di confezionamento in lattina è molto più veloce rispetto a quello di imbottigliamento, c’è quindi meno tempo di  esposizione del prodotto  all’ossigeno prima che la lattina venga sigillata. Tirando le somme: se bevi birre luppolate bevile servite da un keg o comprale in lattina.

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“la lattina è anche comoda sui mezzi di trasporto” (by lucavenerusart)

Chi c’è dietro al design psichedelico del birrificio ?

E’  Nick Dwyer. E’ uno di noi. Lavorava nel mio pub, il Dukes, dopo aver finito il suo corso di illustrazione alla Central St. Martins. Mi aveva mostrato i suoi lavori, ed ho pensato “Perché non metterli su una bottiglia ?” 

E’ partito tutto da lì, ed ora la sua arte è sinonimo di Beavertown!

Parlaci delle collaborazioni con altri birrifici, quali quelle di cui sei più orgoglioso ?

Tutte le collaborazioni sono come i miei bambini, è impossibile scegliere ! Sono super orgoglioso delle amicizie nate da queste esperienze, e dalle grandi birre prodotte, i vincitori assoluti  sono l’amicizia e le buone vibrazioni.

Avete anche un progetto di birre barricate, il “barrel project”

Il nostro barrel project si chiama “Tempus”, è dove sperimentiamo e giochiamo con i microorganismi, i lieviti selvaggi, ed il  legno. E’ fondamentalmente dove sguinzagliamo lo scienziato pazzo che c’è in noi. Si chiama “Tempus” parchè queste birre sono intrinsecamente legate al fattore tempo, sono le birre stesse a dirti quando sono pronte per  essere consumate, non possono essere forzate o accelerate, è un processo biologico e naturale.

I prodotti che si realizzano in questo modo sono veramente incredibili !

Sono realizzati in piccoli lotti, è difficile mantenerli sempre  in produzione, proponiamo stili in costante evoluzione.

tempus

Solo pochi anni fa, a Londra c’erano birrerie storiche come Fuller’s e  Young’s,qualche brew-pubs di una catena chiamata Firkin e forse un paio di altri piccoli produttori. Ora ci sono circa cento birrifici artigianali ed il loro numero continua a crescere…

E’ dovuto soprattutto ai consumatori, il mercato craft è cresciuto molto a Londra ma, ci sono ancora moltissime persone che non hanno mai provato questi prodotti, il successo è anche una conseguenza del moderno approccio al cibo; le persone, sempre di più, vogliono cibo e bevande con una precisa origine, ed apprezzano  specialmente quelle prodotte localmente.

Cosa vedi nel futuro di tutti questi produttori ?

Ci sono ancora consumatori da conquistare, posso solo vedere il mercato crescere ancora per alcuni anni, almeno fino a che i birrifici continueranno a migliorare ed innovarsi, ci sarà un lungo futuro per tutti i produttori.

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ehy !

Quali sono le differenze che noti tra la vecchia scuola tradizionale  e la nuova scena di birrai britannici ?

La sperimentazione e la varietà sono il concetto dietro ogni moderna produzione, oggi  ci sono una moltitudine di stili birrai presenti sul mercato, solo pochi anni fa, saresti stato fortunato a trovare un IPA, una Pale Ale, una Stout ed una Porter tutte nello stesso bar, ora in molti locali la scelta per il consumatore è quasi infinita. I birrai hanno spostato la linea di confine e l’audacia nelle loro produzioni, molto più lontano rispetto produttori tradizionali, questa per me è la differenza.

Sei ancor attivo nella produzione o ti occupi maggiormente della supervisione  del processo ? Chi è l’head brewer  al momento ?

Il mio ultimo giorno completamente dedicato alla birrificazione è stato ormai tre anni fa, da quando abbiamo spostato la produzione a Tottenham Hale, le mie energie si sono concentrate sul business nel suo complesso, dall’inizio alla fine, io controllo ogni dettaglio, sono ancora coinvolto nella realizzazione delle ricette e del concetto dietro ad esse, perchè amo questo aspetto. Al momento non abbiamo un head brewer, Cosmo Sutherland è il nostro lead brewer, Jonny Hamilton guida il nostro barrel programme e Nikola Marjanovic è il nostro Head of Operations.

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Boxes and boxes !

Quali sono le principali caratteristiche che un birraio deve avere ?

Dedizione, conoscenza e passione nel creare e ricreare birre eccellenti.

Qual è la caratteristica principale che una birra deve avere per impressionarti ?

Per prima cosa deve essere prodotta con un alto standard qualitativo, per me una birra deve rappresentare qualcosa, che sia una “core beer” o una collaborazione deve essere prodotta con la consapevolezza di ciò che si sta facendo, con sicurezza:  amo le birre che hanno personalità e carattere. Il pensiero creativo dietro ad un birra mi stimola, come  quando gli ingredienti emergono e ti portano ad un viaggio sensoriale, o allo stesso modo posso  apprezzare una   IPA ben fatta e facile da bere.

Conosci il movimento della birra artiginale   Italiano ?

Certo, è pieno zeppo di grandi birrifici, birrai di talento e bevitori appassionati.

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Logan Plant, Founder & Owner at Beavertown Brewery

 

 

 

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